Category Archive Percorso di crescita personale

Conoscere sé stessi per essere felici

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Chi siamo è forse uno degli enigmi più profondi della storia umana. Non da un punto di vista di evoluzione della specie (a quello, passo dopo passo, stiamo giungendo ad una verità), ma da una visione totalmente personale: io chi sono?

Il costrutto mentale di identità ci viene certamente incontro: io sono la continuità di quello che ero ieri e di quello che sarò domani. Ma è un costrutto che ha qualche evidenza logica? Quante volte abbiamo incontrato a distanza di tempo delle persone che ci sono sembrate totalmente diverse da come le ricordavamo. E quante volte noi ci sentiamo cambiati dopo alcune esperienze particolarmente significative (viaggi, lutti, malattie, genitorialità, ecc.)?

In tutti questi casi, siamo diversi da ieri e dall’altro ieri, ma siamo ancora noi. Com’è possible? Forse il “noi” è riferito al corpo? Ma anche il corpo cambia: da quando siamo neonati, a quando cresciamo, a quando invecchiamo, il nostro corpo è sempre diverso, eppure è sempre “nostro”.

E allora chi siamo veramente? Alle volte siamo spettatori passivi: la vita ci passa davanti e non ce ne accorgiamo neppure. Siamo presi dalla continuità del passato e rendiamo quello che siamo stati come quello che siamo adesso. Le paure del passato sono le paure di oggi e le ferite del passato sono le ferite di oggi. Oppure siamo presi dal fascino del futuro: siamo in attesa che qualcosa accada e tutto quello che viviamo nel presente è solo una scocciatura, perché ci allontana da quello che faremo e saremo.

Ci sono alternative? Sembrerebbe di sì.

Un’altra possibilità di essere è coltivare la presenza. Essere presente, nel qui ed ora, non più schiacciati dalle trame del passato e dalle lusinghe (o le sciagure) del futuro. Essere presenti rende il mondo un posto sempre nuovo, nel quale fare esperienze sempre diverse, reinventandosi nuove possibilità giorno dopo giorno. È il teatro di un adattamento creativo che non ci relega in secondo piano, ma che permette di modificare noi stessi e, contemporaneamente, il mondo che ci circonda. Il nostro mondo.

Non è facile, comunque, coltivare la presenza. Viviamo in una realtà veloce, complessa, frammentata. La nostra tendenza automatica ad adeguarci o a difenderci non ci permette un contatto naturale con noi stessi, ma ci porta con maggior facilità a preoccuparci dell’esterno, del mondo che ci circonda.

Per fortuna, però, un barlume di coscienza di noi stessi illumina nel fondo la nostra vita. Sappiamo che non siamo solo questo, ma non sappiamo cos’altro potremmo essere. Spesso ci rivolgiamo ad uno psicologo o ad uno psicoterapeuta perché non siamo più felici, o non lo siamo mai stati. Chiediamo aiuto, ma alle volte non sappiamo davvero se lo vogliamo o no. Abbiamo paura, e tanta.

Ci vuole tempo per avere fiducia dell’altro, ma ancora più tempo per avere fiducia di noi stessi. Una guida esterna ci può aiutare in un tratto del percorso, ma una guida interna ci aiuterà per l’eternità.

Accedere ad un percorso di crescita personale non è facile: costa soldi, impegno e fatica. Una volta giunti alla fine, però, il premio è il più grande che possa esistere ed è la nostra stessa vita, non più da comprimari, non più da spettatori passivi, non più da macchine. Il premio è la presenza, la guida interna e, assieme a queste, nuove possibilità di essere.

Perché forse, come dice Claudio Naranjo, il segreto della felicità è incontrarsi.

D’altra parte noi siamo quelli che ci facciamo compagnia in ogni momento della nostra esistenza: probabilmente è bene smettere di litigare con noi stessi.

L’allenamento alla vita

allenamento alla vita9 mesi in utero non sono un allenamento sufficiente alla vita. Dovremmo continuare ad allenarci ancora per decenni (pensiamo solo che il nostro cervello continua a svilupparsi almeno fino al ventitreesimo anno di età), ma non ne abbiamo la possibilità: in quel lasso di tempo dobbiamo decidere se  prepararci alla vita, o vivere.

Un blocco nella crescita avviene quando non siamo ancora pronti alla vita, eppure per qualche motivo dobbiamo esserlo e rispondiamo con le armi spuntate di cui siamo muniti. Da quel momento in poi quella risposta (o quel pattern di risposte) continua ad essere quella più funzionale. Il nostro cervello registra che è una risposta valida, perché ci ha permesso di essere ancora vivi ed ogni altra risposta può essere pericolosa, perché mette a repentaglio la nostra stessa esistenza.

Il problema è che queste risposte deformate ci danno esattamente e solamente quello: ci permettono di sopravvivere, ma non di crescere come individui. Sono statiche, fisse, depauperanti. Ci tolgono la ricchezza nella vita, ma ci lasciano quel poco ossigeno che basta per sopravvivere.

Questa situazione può andarci bene per molto tempo, anche per decenni, finché non ci guardiamo indietro e scopriamo quanto la nostra vita si sia impoverita, quanti aspetti potenzialmente piacevoli abbiamo lasciato dietro, quanta creatività abbiamo strozzato per paura: la paura di non potercelo permettere.

Ecco che la psicoterapia interviene, come nuovo allenamento alla vita. Lì dove non ce lo siamo permessi, un’ora a settimana ci consentiamo di abbandonare un po’ di difese e vedere come potrebbe essere la nostra vita. E anche se ci sentiamo un po’ più deboli, abbiamo una persona di fronte a noi che ci guida e ci sostiene e che ci illumina in questo terreno buio.

E così che con il tempo e con questo nuovo allenamento, tutto ciò che ci sembrava pericoloso lo diventa sempre di meno: quello che ci spaventava adesso lo vediamo con occhi nuovi e quello che ci sembrava impossibile da fare diventa naturale. È un percorso, un viaggio che prevede sfide ed insidie, ma non siamo mai soli. C’è una persona di fronte a noi, una persona che ha compiuto il viaggio prima di noi ed è pronta ad accogliere le nostre paure ed i nostri dubbi e ad utilizzarli per passare insieme questo ponte sgangherato che porta al cambiamento.

Una volta passato il ponte, siamo persone nuove: perone che rischiano un po’ di più, persone che vedono un po’ più lontano, persone pronte ad affrontare il viaggio da soli. Un po’ più forti, un po’ più sicuri.

Usa il tuo corpo

Usa il tuo corpo

Comunemente si ritiene che il cervello sia l’organo nel quale risiede la memoria ed è una definizione che in linea di massima ricalca la realtà. Spesso ci si dimentica, però, che noi viviamo in uno stato di unità psico-fisica nel quale il corpo è l’altra metà della mela. Eppure sovente lo mettiamo in soffitta: perché?

C’è una saggezza del corpo che tendiamo a voler celare. Il corpo sa e conosce molte cose che non hanno diretto accesso alla coscienza, ma sono lì, evidenti per chi vuole vederle. Non è un caso che molti esperti psicologi “ascoltino” il non verbale con la stessa attenzione (se non maggiore!) che rivolgono alle parole dette.

Celiamo molte informazioni su di noi nella rigidità muscolare, nella maniera nella quale ci sediamo, perfino nel modo in cui ci schiariamo la gola. Sono lì, a nostra disposizione e non dobbiamo fare altro che essere pronti ad osservarle.

Fin da quando siamo piccoli ci viene insegnato a trattenere le emozioni, a moderare i nostri slanci, a stare tranquilli e tutta quell’energia repressa finisce lì, nel corpo, che ha una memoria infinita. Perché mentre riusciamo a nascondere bene le verità della mente, quelle del corpo sono così evidenti da non poter essere nascoste. Se non le vediamo è perché ci hanno educato a guardare da un’altra parte, a scotomizzare una parte della nostra consapevolezza.

Oggi, però, siamo liberi di poterci riappropriare di questa energia repressa, di confrontarci con gli sforzi fatti in passato per neutralizzarla e usarla finalmente per i nostri scopi.

Non essere la prigione del tuo corpo: amalo, usalo, spendilo.

È la tua unica possibilità di essere vivo.

Un saluto a settembre

Con oggi si conclude un anno di lavoro molto intenso. Mi guardo indietro e osservo di nuovo tutti i pazienti che hanno varcato la soglia del mio studio: persone meravigliose che hanno deciso di voler vivere una vita più ricca e più sana per loro.

Abbiamo pianto e riso assieme, ci siamo arrabbiati, abbiamo osservato come siamo fatti dentro.

Ogni paziente racconta una storia unica ed io considero un privilegio il fatto che scelgano me per ascoltarla e per aiutarli nel loro percorso di crescita. Non c’è stato un momento che non abbia amato fare il mio lavoro, anche quando ci sono stati attriti, anche quando mi sono ritrovato a discutere animatamente: fa parte del processo, fa parte della crescita.

Con oggi saluto per un mese tutti i miei pazienti e sono sicuro che questo mese porterà loro ancora più crescita, con la consapevolezza che l’ora a settimana che dedicano alla cura della loro interiorità è, appunto, appena un soffio di tempo rispetto al resto della loro vita.

Eppure è un soffio che muove uragani di emozioni e di sensazioni e che alla fine li porta a vivere meglio.

Questa è la consapevolezza che mi arricchisce ogni giorno e che mi permette di godere un mese di meritate vacanze.

A presto a tutti.

Guarire dagli attacchi di panico senza farmaci

Il cuore batte forte, la sudorazione aumenta, il petto comincia a dare fastidio e ci si sente sbandati, instabili. Si fa largo un senso di irrealtà che porta con sé la paura di perdere il controllo e di impazzire: brividi, vampate e vertigini fanno il resto.

Quando nella nostra vita si verifica un attacco di panico, vuol dire che qualcosa non va. Gli eventi della vita che normalmente ci troverebbero preparati, si configurano come montagne insormontabili per le quali non abbiamo né l’equipaggiamento adatto, né la necessaria energia per poter intraprendere la scalata.

Ma dove sono queste energie? Sopite, sono bloccate, congelate e con il terrore di uscire.

L’attacco di panico, come ogni sintomo, è la risposta del nostro organismo ad eventi stressanti e ansiogeni che insorgono nella nostra vita e ai quali si pensa di non avere le risorse per poterne far fronte. Una percorso di crescita personale riesce a rimettere in circolo quelle energie che sono bloccate e le mette a disposizione della persona per poter meglio affrontare la vita.

Il nostro corpo ci parla costantemente e l’attacco di panico è un urlo che esso produce per poter essere ascoltato con maggior attenzione. E se l’ansia è forte, se la sensazione di non potercela fare è troppa, resta comunque a disposizione abbastanza energia per poter decidere che non vogliamo questo dalla nostra vita e che, anzi, vogliamo di più.

Mettiamoci in crisi

”Non pretendiamo che le cose cambino se continuiamo a farle nello stesso modo.

La crisi è la miglior cosa che possa accadere a persone e interi Paesi perché è proprio la crisi a portare il progresso. La creatività nasce dall’ansia, come il giorno nasce dalla notte oscura. È nella crisi che nasce l’inventiva, le scoperte e le grandi strategie.
Chi supera la crisi supera se stesso senza essere superato. Chi attribuisce le sue sconfitte e i suoi errori alla crisi, violenta il proprio talento e rispetta più i problemi che le soluzioni.
La vera crisi è la crisi dell’incompetenza. Lo sbaglio delle persone e dei Paesi è la pigrizia nel trovare soluzioni. Senza crisi non ci sono sfide, senza sfide la vita è routine, una lenta agonia. Senza crisi non ci sono meriti. È nella crisi che il meglio di ognuno di noi affiora perché senza crisi qualsiasi vento è una carezza. Parlare di crisi è creare movimento; adagiarsi su di essa vuol dire esaltare il conformismo. Invece di questo, lavoriamo duro!

L’unica crisi minacciosa è la tragedia di non voler lottare per superarla.”

Albert Einstein

Ci sono momenti nella vita nei quali le certezze che avevamo si sgretolano e si sfaldano un po’ alla volta.

Finché tutto andava bene ci sentivamo forti, sicuri o che, comunque, potevamo farcela. Poi le cose mutano: la vita decide di metterci i bastoni fra le ruote e il mondo nel quale vivevamo cambia senza avvertirci.

È in questi momenti di crisi che la realtà come la conoscevamo viene stravolta e siamo costretti, nostro malgrado, a cambiare qualcosa per poterci riadattare. Abbiamo due possibilità: piangerci addosso e addossare il peso delle nostre sventure al destino, all’Universo, a qualcun altro; oppure possiamo guardarci dentro e osservare le risorse che abbiamo e che sicuramente, da sole, ci potrebbero far uscire con successo da questa maledetta crisi.

Ma non basta ancora, perchè così come una vita con troppe crisi è destabilizzante e fautrice di stress continuo, una vita senza crisi è spenta, piatta, vuota.

Spesso non ci mettiamo in crisi perchè siamo pigri, abbiamo paura del nuovo, temiamo il cambiamento. Così facendo, però, rendiamo la nostra vita sempre più povera, grigia, senza sbocchi.

Per essere felici dobbiamo metterci in crisi, ma per farlo abbiamo bisogno di osservare come la pigrizia ci sta spegnendo sempre di più, come la paura ci sta bloccando e come il timore di cambiare ci fa essere sempre uguali all’immagine impoverita che ci stiamo dando di noi, piuttosto che tendere all’immagine ricca e fiduciosa che abbiamo tutte le possibilità di vivere.

Perché la vera crisi è prima di tutto crisi della speranza: di non potercela fare a crescere, ad essere più felici, a poter cambiare in meglio senza perdere quel poco che abbiamo raggiunto.

Un percorso di crescita personale agisce lì dove la speranza è venuta a mancare e si evita la crisi e qualsiasi stravolgimento che possa togliere un po’ di polvere alla vita. Funziona come un motore per permettere alla nostra vita di procedere verso una direzione che noi vogliamo per noi stessi e non quella che qualcun altro ha deciso per noi.

Ma una condizione necessaria è proprio quella di correre un rischio, mettersi in crisi e avere la volontà di cambiare. Per il meglio. Per sé stessi.

Sentirsi autonomi e indipendenti aumenta il senso di benessere

Sentirsi autonomi e indipendenti aumenta il senso di benessere più di quanto faccia il sentirsi in buona salute. Questo è ciò che emerge da una meta-analisi effettuata da ricercatori a Wellington, Nuova Zelanda.

La ricerca ha preso in esame 638 studi (su oltre 420.000 partecipanti) che rivolgevano domande per quanto concerne la loro salute, ricchezza e felicità.

I ricercatori hanno scoperto che individualismo, libertà personale e autonomia erano i maggiori predittori di benessere.

Mentre i soldi aiutano a soddisfare i bisogni di base, il fattore che sembra determinare maggiormente il benessere, è la possibilità di operare ed agire secondo le proprie scelte.

Lo studio ha anche osservato, inoltre, che troppo individualismo divide le famiglie e causa ansietà, riducendo la sensazione di benessere. (Journal of Personality and Social Psychology, Vol.101, No. 1)

Sentirsi bene, in parole povere, è direttamente correlato alla capacità di agire e comportarsi secondo i propri bisogni, i propri istinti, la propria volontà. Troppo spesso, però, queste facoltà sono represse e finiamo per soffocare i nostri bisogni, per assecondare quelli degli altri; reprimere i nostri istinti, recidendo la nostra parte più naturale; assopire la nostra volontà, in favore di decisioni che altri hanno preso per noi.

Un percorso di crescita personale ha come scopo non l’individualismo, che porta alla perdita di contatti umani e a livelli maggiori di ansietà, ma all’autonomia, che consente di poter andare nel mondo liberi, senza bisogno dell’appoggio dell’altro per poter camminare con le proprie gambe, ma con la consapevolezza che l’altro c’è come possibilità e ulteriore fonte di crescita.

Troppo spesso perdiamo le gambe per poter essere portati in spalla dagli altri, ma quando gli altri non ci sono non sappiamo dove andare. Cominciamo a guidarci da soli.

L'autonomia aumenta il benessere

Confini naturali e confini immaginari

Ci sono confini naturali e confini immaginari. La nostra pelle, ad esempio, è un confine naturale: divide quello che è interno da ciò che sta all’esterno e protegge il resto del corpo dalle aggressioni.

Anche la nostra mente, però, ha un confine che la difende dalle aggressioni che arrivano dall’esterno e, molto più spesso, da quelle che giungono dalla mente stessa. I meccanismi di difesa della mente l’aiutano a stare in salute, a essere maggiormente concentrata sulle difficoltà che incorrono nella vita di tutti i giorni e ad essere, in un certo senso, più efficiente nel duro compito della sopravvivenza.

Non ricordare un trauma infantile, ad esempio, può essere estremamente funzionale se si è occupati a doversi trovare da mangiare o a migrare per sfuggire ai predatori.

Nella nostra società e nella nostra epoca, però, le necessità legate alla sopravvivenza sono quasi del tutto sparite e i meccanismi di difesa che in situazioni di forte stress mantengono la mente in salute, agiscono contro il nostro benessere, consumando un’enorme quantità di risorse e ostacolando la nostra crescita.

Essi creano un confine immaginario che si intromette fra di noi e la nostra realizzazione come individui, blocca le possibilità di crescere e, alla lunga, ci crea malessere e disagio psicologico. Agiscono inconsciamente e non c’è modo di controllarli se non conoscerli, osservarli e capire a cosa servono e se sono funzionali.

Così come la palle (confine naturale) è una membrana semi-permeabile che consente a talune sostanze di passare all’interno e all’esterno, così la mente può essere conosciuta e si può imparare a far sì che entri ed esca solo quello che si desidera, che può essere funzionale oggi, che possa consentire alla persona una vita più ricca e completa.

Perché il pericolo maggiore, in questi casi, è che le difese della mente diventino così insistenti ed aggressive da non consentire più a nulla di passare, né in una direzione, né in un’altra, causando un blocco nella nostra crescita individuale.

Un percorso di crescita personale non può prescindere dal comprendere i meccanismi di difesa che, oggi, non ci difendono più ma, piuttosto, ci ostacolano e ci bloccano.