L’allenamento alla vita


di Salvatore Torsi

allenamento alla vita9 mesi in utero non sono un allenamento sufficiente alla vita. Dovremmo continuare ad allenarci ancora per decenni (pensiamo solo che il nostro cervello continua a svilupparsi almeno fino al ventitreesimo anno di età), ma non ne abbiamo la possibilità: in quel lasso di tempo dobbiamo decidere se  prepararci alla vita, o vivere.

Un blocco nella crescita avviene quando non siamo ancora pronti alla vita, eppure per qualche motivo dobbiamo esserlo e rispondiamo con le armi spuntate di cui siamo muniti. Da quel momento in poi quella risposta (o quel pattern di risposte) continua ad essere quella più funzionale. Il nostro cervello registra che è una risposta valida, perché ci ha permesso di essere ancora vivi ed ogni altra risposta può essere pericolosa, perché mette a repentaglio la nostra stessa esistenza.

Il problema è che queste risposte deformate ci danno esattamente e solamente quello: ci permettono di sopravvivere, ma non di crescere come individui. Sono statiche, fisse, depauperanti. Ci tolgono la ricchezza nella vita, ma ci lasciano quel poco ossigeno che basta per sopravvivere.

Questa situazione può andarci bene per molto tempo, anche per decenni, finché non ci guardiamo indietro e scopriamo quanto la nostra vita si sia impoverita, quanti aspetti potenzialmente piacevoli abbiamo lasciato dietro, quanta creatività abbiamo strozzato per paura: la paura di non potercelo permettere.

Ecco che la psicoterapia interviene, come nuovo allenamento alla vita. Lì dove non ce lo siamo permessi, un’ora a settimana ci consentiamo di abbandonare un po’ di difese e vedere come potrebbe essere la nostra vita. E anche se ci sentiamo un po’ più deboli, abbiamo una persona di fronte a noi che ci guida e ci sostiene e che ci illumina in questo terreno buio.

E così che con il tempo e con questo nuovo allenamento, tutto ciò che ci sembrava pericoloso lo diventa sempre di meno: quello che ci spaventava adesso lo vediamo con occhi nuovi e quello che ci sembrava impossibile da fare diventa naturale. È un percorso, un viaggio che prevede sfide ed insidie, ma non siamo mai soli. C’è una persona di fronte a noi, una persona che ha compiuto il viaggio prima di noi ed è pronta ad accogliere le nostre paure ed i nostri dubbi e ad utilizzarli per passare insieme questo ponte sgangherato che porta al cambiamento.

Una volta passato il ponte, siamo persone nuove: perone che rischiano un po’ di più, persone che vedono un po’ più lontano, persone pronte ad affrontare il viaggio da soli. Un po’ più forti, un po’ più sicuri.

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