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L’allenamento alla vita

allenamento alla vita9 mesi in utero non sono un allenamento sufficiente alla vita. Dovremmo continuare ad allenarci ancora per decenni (pensiamo solo che il nostro cervello continua a svilupparsi almeno fino al ventitreesimo anno di età), ma non ne abbiamo la possibilità: in quel lasso di tempo dobbiamo decidere se  prepararci alla vita, o vivere.

Un blocco nella crescita avviene quando non siamo ancora pronti alla vita, eppure per qualche motivo dobbiamo esserlo e rispondiamo con le armi spuntate di cui siamo muniti. Da quel momento in poi quella risposta (o quel pattern di risposte) continua ad essere quella più funzionale. Il nostro cervello registra che è una risposta valida, perché ci ha permesso di essere ancora vivi ed ogni altra risposta può essere pericolosa, perché mette a repentaglio la nostra stessa esistenza.

Il problema è che queste risposte deformate ci danno esattamente e solamente quello: ci permettono di sopravvivere, ma non di crescere come individui. Sono statiche, fisse, depauperanti. Ci tolgono la ricchezza nella vita, ma ci lasciano quel poco ossigeno che basta per sopravvivere.

Questa situazione può andarci bene per molto tempo, anche per decenni, finché non ci guardiamo indietro e scopriamo quanto la nostra vita si sia impoverita, quanti aspetti potenzialmente piacevoli abbiamo lasciato dietro, quanta creatività abbiamo strozzato per paura: la paura di non potercelo permettere.

Ecco che la psicoterapia interviene, come nuovo allenamento alla vita. Lì dove non ce lo siamo permessi, un’ora a settimana ci consentiamo di abbandonare un po’ di difese e vedere come potrebbe essere la nostra vita. E anche se ci sentiamo un po’ più deboli, abbiamo una persona di fronte a noi che ci guida e ci sostiene e che ci illumina in questo terreno buio.

E così che con il tempo e con questo nuovo allenamento, tutto ciò che ci sembrava pericoloso lo diventa sempre di meno: quello che ci spaventava adesso lo vediamo con occhi nuovi e quello che ci sembrava impossibile da fare diventa naturale. È un percorso, un viaggio che prevede sfide ed insidie, ma non siamo mai soli. C’è una persona di fronte a noi, una persona che ha compiuto il viaggio prima di noi ed è pronta ad accogliere le nostre paure ed i nostri dubbi e ad utilizzarli per passare insieme questo ponte sgangherato che porta al cambiamento.

Una volta passato il ponte, siamo persone nuove: perone che rischiano un po’ di più, persone che vedono un po’ più lontano, persone pronte ad affrontare il viaggio da soli. Un po’ più forti, un po’ più sicuri.

Mettiamoci in crisi

”Non pretendiamo che le cose cambino se continuiamo a farle nello stesso modo.

La crisi è la miglior cosa che possa accadere a persone e interi Paesi perché è proprio la crisi a portare il progresso. La creatività nasce dall’ansia, come il giorno nasce dalla notte oscura. È nella crisi che nasce l’inventiva, le scoperte e le grandi strategie.
Chi supera la crisi supera se stesso senza essere superato. Chi attribuisce le sue sconfitte e i suoi errori alla crisi, violenta il proprio talento e rispetta più i problemi che le soluzioni.
La vera crisi è la crisi dell’incompetenza. Lo sbaglio delle persone e dei Paesi è la pigrizia nel trovare soluzioni. Senza crisi non ci sono sfide, senza sfide la vita è routine, una lenta agonia. Senza crisi non ci sono meriti. È nella crisi che il meglio di ognuno di noi affiora perché senza crisi qualsiasi vento è una carezza. Parlare di crisi è creare movimento; adagiarsi su di essa vuol dire esaltare il conformismo. Invece di questo, lavoriamo duro!

L’unica crisi minacciosa è la tragedia di non voler lottare per superarla.”

Albert Einstein

Ci sono momenti nella vita nei quali le certezze che avevamo si sgretolano e si sfaldano un po’ alla volta.

Finché tutto andava bene ci sentivamo forti, sicuri o che, comunque, potevamo farcela. Poi le cose mutano: la vita decide di metterci i bastoni fra le ruote e il mondo nel quale vivevamo cambia senza avvertirci.

È in questi momenti di crisi che la realtà come la conoscevamo viene stravolta e siamo costretti, nostro malgrado, a cambiare qualcosa per poterci riadattare. Abbiamo due possibilità: piangerci addosso e addossare il peso delle nostre sventure al destino, all’Universo, a qualcun altro; oppure possiamo guardarci dentro e osservare le risorse che abbiamo e che sicuramente, da sole, ci potrebbero far uscire con successo da questa maledetta crisi.

Ma non basta ancora, perchè così come una vita con troppe crisi è destabilizzante e fautrice di stress continuo, una vita senza crisi è spenta, piatta, vuota.

Spesso non ci mettiamo in crisi perchè siamo pigri, abbiamo paura del nuovo, temiamo il cambiamento. Così facendo, però, rendiamo la nostra vita sempre più povera, grigia, senza sbocchi.

Per essere felici dobbiamo metterci in crisi, ma per farlo abbiamo bisogno di osservare come la pigrizia ci sta spegnendo sempre di più, come la paura ci sta bloccando e come il timore di cambiare ci fa essere sempre uguali all’immagine impoverita che ci stiamo dando di noi, piuttosto che tendere all’immagine ricca e fiduciosa che abbiamo tutte le possibilità di vivere.

Perché la vera crisi è prima di tutto crisi della speranza: di non potercela fare a crescere, ad essere più felici, a poter cambiare in meglio senza perdere quel poco che abbiamo raggiunto.

Un percorso di crescita personale agisce lì dove la speranza è venuta a mancare e si evita la crisi e qualsiasi stravolgimento che possa togliere un po’ di polvere alla vita. Funziona come un motore per permettere alla nostra vita di procedere verso una direzione che noi vogliamo per noi stessi e non quella che qualcun altro ha deciso per noi.

Ma una condizione necessaria è proprio quella di correre un rischio, mettersi in crisi e avere la volontà di cambiare. Per il meglio. Per sé stessi.

Sentirsi autonomi e indipendenti aumenta il senso di benessere

Sentirsi autonomi e indipendenti aumenta il senso di benessere più di quanto faccia il sentirsi in buona salute. Questo è ciò che emerge da una meta-analisi effettuata da ricercatori a Wellington, Nuova Zelanda.

La ricerca ha preso in esame 638 studi (su oltre 420.000 partecipanti) che rivolgevano domande per quanto concerne la loro salute, ricchezza e felicità.

I ricercatori hanno scoperto che individualismo, libertà personale e autonomia erano i maggiori predittori di benessere.

Mentre i soldi aiutano a soddisfare i bisogni di base, il fattore che sembra determinare maggiormente il benessere, è la possibilità di operare ed agire secondo le proprie scelte.

Lo studio ha anche osservato, inoltre, che troppo individualismo divide le famiglie e causa ansietà, riducendo la sensazione di benessere. (Journal of Personality and Social Psychology, Vol.101, No. 1)

Sentirsi bene, in parole povere, è direttamente correlato alla capacità di agire e comportarsi secondo i propri bisogni, i propri istinti, la propria volontà. Troppo spesso, però, queste facoltà sono represse e finiamo per soffocare i nostri bisogni, per assecondare quelli degli altri; reprimere i nostri istinti, recidendo la nostra parte più naturale; assopire la nostra volontà, in favore di decisioni che altri hanno preso per noi.

Un percorso di crescita personale ha come scopo non l’individualismo, che porta alla perdita di contatti umani e a livelli maggiori di ansietà, ma all’autonomia, che consente di poter andare nel mondo liberi, senza bisogno dell’appoggio dell’altro per poter camminare con le proprie gambe, ma con la consapevolezza che l’altro c’è come possibilità e ulteriore fonte di crescita.

Troppo spesso perdiamo le gambe per poter essere portati in spalla dagli altri, ma quando gli altri non ci sono non sappiamo dove andare. Cominciamo a guidarci da soli.

L'autonomia aumenta il benessere